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    Matteo Manicone di Forlì

  • Giochi realizzati

    BO020880 (2020), Suicide Guy (porting mobile)

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Matteo Manicone è nato a Forlì nel 1997. Dopo essersi diplomato come tecnico di laboratorio in un istituto tecnico ad indirizzo biologico-sanitario, ha preso una valigia e la sua testa piena di chimica e biologia e si è trasferito da Forlì a Milano.

Lo studio di informatica e programmazione da autodidatta, ma soprattutto una forte passione (iniziata, Matteo dice in modo prevedibile, con Super Mario 64 a 4 o 5 anni), gli hanno permesso di frequentare un corso di un anno in Game Design presso la Digital Bros Game Academy, che lo ha aiutato ad avvicinarsi all’industria dei videogiochi. Di quell’anno restano soddisfazione e crescita personale, oltre che professionale. Tornato a Forlì comincia a pendolare tra casa e Bologna per frequentare un altro corso di formazione, questa volta regionale, per diventare tecnico della produzione multimediale. Ed è qui che la sua storia si lega a quella di IPID: per terminare il corso gli viene proposto un tirocinio proprio presso questa Associazione.

Inizialmente deve occuparsi di un paio di progetti, ma l’avvicinarsi dell’anniversario della Strage di Bologna rende necessario che Matteo si occupi principalmente della visual novel interattiva BO020880. Pur essendo entrato a metà processo, un progetto culturale così importante ha permesso a Matteo Manicone una nuova crescita personale e professionale: da una parte, sviluppare autonomia e autostima, dall’altra, tangibile formazione. Matteo si è occupato della programmazione aggiuntiva, di parte della UX, dei feedback sugli oggetti, dell’integrazione di animazioni e di suoni. Ma anche del polishing, della riduzione delle dimensioni finali e del porting su mobile. Il lavoro su BO020880 gli ha permesso, infine, di collaborare con un altro studio indie, Chubby Pixel di Milano, presso cui si è occupato del porting mobile per Android e iOS di Suicide Guy, uno dei giochi dello studio.

Parlando della sua esperienza presso l’Associazione IPID, Matteo racconta dell’impegno dei professionisti con cui si è trovato a lavorare, e della loro passione. Un ambiente sicuro, in cui sbagliare, ma in cui comunque quegli sbagli vengono fatti notare, per poter crescere ancora. E poi, una nota importante per chi viene da formazione accademica: i progetti non sono solo per ottenere una valutazione, ma per dei clienti reali!

Una delle parti della formazione in IPID che ha permesso a Matteo Manicone di sviluppare maggiore autonomia e capacità organizzative è stata la realizzazione della modalità di realtà aumentata di BO020880. La parte in AR è stata completamente pensata e sviluppata da Matteo, e ha una sola grande differenza rispetto alla modalità normale: l’assenza di sequenzialità delle scene. Una mappa virtuale su cui sono stati creati dei segnalini, altrettanto virtuali, permettono all’utente di inquadrare con la fotocamera del proprio smartphone una parte della stazione di Bologna e osservare e leggere le scene che raccontano le vittime della Strage.

Un punto particolare del progetto di Matteo per la modalità in AR è il fatto che non sia stata necessaria l’installazione di codici QR o altre parti fisiche in loco. Quindi, l’impostazione narrativa di BO020880 cambia leggermente in AR (mancano le scene che raccontano il complotto che ha causato la Strage) ma l’immersione fisica nei luoghi in cui è avvenuta l’esplosione quel 2 agosto crea una vicinanza ai fatti ancora maggiore.
L’interattività, per una visual novel come BO020880, è fondamentale: sia la modalità senza AR sia quella in AR puntano sul coinvolgimento emotivo dell’utente per evitare la staticità dell’esperienza e una conseguente perdita della forza di questa visual novel. La Stazione di Bologna, nella mente dello sviluppatore e di chi si troverà a leggere quelle scene proprio dove sono avvenute, cessa di essere un luogo di passaggio per diventare storia, per raccontare ciò che ha visto e ciò che è stata.

Per concludere, se gli si domanda quali siano i suoi progetti futuri, cosa gli frulla nella mente in questo periodo, Matteo risponde che è alla ricerca di una facoltà universitaria che lo avvicini ancora di più alla programmazione di videogiochi (magari all’estero, in Olanda?). Intanto, collabora come freelance con Chubby Pixel e Associazione IPID, immaginando tanti altri progetti futuri, nella consapevolezza che “gli errori fanno bene ai programmatori, perché permettono di provare e ripetere ancora!”.

Matteo Manicone
Si ringrazia Matteo Manicone per l'intervista.